Giovanni Piccoli

AUTOSTRADA? PERCHE’ NO? SERVE UN CONFRONTO SERENO E SENZA PREGIUDIZI

Quella del prolungamento dell’autostrada è una storia infinita, che va risolta una volta per tutte con pragmatismo e senza pregiudizi. Si mettano le carte sul tavolo, si studino le migliori ipotesi – le meno impattanti e le più efficaci – e si faccia un raffronto con l’ipotesi treno includendo anche la necessaria analisi di sostenibilità economica dell’investimento e della successiva gestione.
Qualche sera fa la questione è stata ben rappresentata al Teatro comunale di Belluno da Vivaio Dolomiti partendo dal presupposto – suffragato da tutte le ricerche sul tema – che il nostro territorio continua a soffrire di una carenza cronica di infrastrutture davvero inaccettabile.
In questi tempi di ridotta disponibilità di risorse è necessario, molto probabilmente, scegliere tra le due opzioni.

Quanto al prolungamento autostradale penso sia opportuno procedere a una nuova verifica: le autostrade di oggi non sono quelle di qualche decennio fa, la tecnologia è enormemente migliorata e il modo di concepire i trasporti sta evolvendo rapidamente; basti pensare alla scommessa della mobilità elettrica o delle Google car o dei bio combustibili. È noto che le più grandi compagnie automobilistiche stanno procedendo nella direzione della forte innovazione tecnologica e non è difficile immaginare che a medio termine si assisterà ad una vera rivoluzione nel settore con soluzioni inimmaginabili sino a poco tempo fa con grandi benefici anche sul fronte delle emissioni  ( sto pensando  alle attuali lunghe code ed al traffico pesante fortemente inquinante).

Le autostrade di oggi, inoltre, possono divenire un vero e proprio corridoio multi infrastruttura per affrontare unitariamente anche il tema delle insostituibili interconnessioni elettriche e della connettività .
La disponibilità  di infrastrutture moderne, flessibili e veloci, è un’esigenza sempre più pressante e l’unico modo, reale, di abbattere le barriere commerciali. Per una provincia turistica e manifatturiera come la nostra, penso sia un argomento da valutare, considerato anche l’alto tasso di internazionalizzazione delle nostre aziende, non solo quelle dell’occhiale.
Alla luce di questo, è quanto mai opportuno riaprire (e concludere in fretta) un tavolo imprenditori-politica-istituzioni all’insegna della massima serenità, invitando i massimi esponenti in materia, ragionando sulle nuove forme di trasporto a basso impatto, e trovando i giusti finanziamenti a livello comunitario, gli stessi che in questi anni hanno contribuito a creare i nuovi corridoi di collegamento all’interno dell’Europa.
Chiudere pregiudizialmente sull’argomento sarebbe deleterio e pretestuoso: questo territorio ha bisogno di programmare il suo futuro, aggiornandosi e comprendendo a fondo le varie ipotesi sul tavolo. Una cosa è certa: posizione frettolose e ideologiche – in un senso o nell’altro – devono rimanere fuori.