Giovanni Piccoli

BANCHE VENETE – HO VOTATO NO

“La conversione in legge del decreto salva-banche senza modifiche condanna migliaia di piccoli e medi risparmiatori (azionisti sì, ma non speculatori), come molte famiglie e molte imprese, a vedersi togliere ogni possibile speranza di far valere le proprie ragioni a fronte di reali e documentate azioni volte ad ingannarli, a scapito del loro patrimonio. Non vi è traccia, infatti, di alcuna azione di responsabilità contro gli ex dirigenti, per garantire che venga fatta giustizia, che vengano chiariti irregolarità e gravi errori o inadempienze e, ancora, non vi è l’istituzione di un fondo per le vittime da reato bancario”.

Così il senatore veneto Giovanni Piccoli motiva il suo no al decreto salva-banche votato in Senato nella seduta odierna. L’aula ha infatti dato il via libera al disegno di legge di conversione del decreto sulle banche venete per il quale il governo ha chiesto il voto di fiducia. I sì sono stati 148, i no 91, nessun astenuto. Il provvedimento, già approvato dalla Camera, è diventato legge.

“Questa partita non riguarda azionisti sconsiderati o consapevoli professionisti del rischio. Qui ci sono delle vite semplici, delle storie personali, dei sacrifici e delle speranze in gioco. Qui si tratta di tutelare i valori fondanti di una comunità”, concetti ribaditi anche in un intervento in aula.

“La superficialità con cui si è affrontato il problema, il non volersi confrontare, il voltare le spalle ai molti azionisti, tenuti fuori incomprensibilmente dalle tutele del decreto-legge, sono tutti elementi di incertezza che possono alimentare quello che in gergo si chiama bank run, cioè la fuga dagli sportelli, che rappresenta il fattore più pericoloso per il funzionamento di una banca e del suo sistema”.

Per Piccoli bisogna attuare severe azioni di controllo e monitoraggio del sistema bancario: “Sto parlando di disposizioni atte a rendere noto agli investitori lo stato economico-finanziario della banca stessa, nonché i rischi connessi all’acquisto dei pacchetti obbligazionari e azionari”.

“La verità è solo una: il provvedimento avrà un impatto pesantissimo su molte famiglie e imprese, in particolare venete, che troveranno conferma che i propri investimenti sono azzerati. Avrà un impatto devastante sull’economia reale, 200.000 soci, di cui 120.000 della Popolare di Vicenza e 80.000 della Veneto Banca, dove gli azionisti hanno visto azzerare un valore di oltre 10 miliardi di euro, che si traducono in perdita di liquidità per artigiani, piccole imprese e famiglie. Gli effetti non si sono ancora del tutto manifestati e saranno drammatici”.

“Se in questo Paese la tutela del risparmio è garantita nella Costituzione, se parole come giustizia, uguaglianza, rispetto delle regole comuni e delle leggi hanno ancora un senso, questo decreto-legge, che già deroga molti punti delle attuali normative, ostaggio ancora una volta di una banca, è passato senza una soluzione che tuteli i principi base di una comunità: la tutela dei più deboli e la condanna dei responsabili a restituire quanto colpevolmente sottratto”, la conclusione di Piccoli.