Giovanni Piccoli

FONDI DI CONFINE FLOP

“Di fronte ai dati del flop, il Governo deve prendere atto e correre ai ripari, superando la logica degli annunci che ha sempre di più il fiato corto”.

Così il senatore Giovanni Piccoli commenta i dati sull’effettivo utilizzo dei Fondi per i comuni di confine.

“Parliamo di risorse che sono fondamentali per le nostre amministrazioni locali alle prese con i continui dagli dallo Stato ma anche per l’imprenditoria locale e l’associazionismo”, la premessa.

E proprio sull’apertura ai soggetti non pubblici si registra il primo problema: “Il Fondo deve essere più accessibile ai privati, sostenendo iniziative imprenditoriali e di partnership pubblico-privata. Solo così si può garantire un effetto moltiplicatore della ricchezza”, sottolinea Piccoli. “Farlo è possibile, cercando delle soluzioni all’interno della complessa normativa sugli aiuti di Stato”.

C’è poi il problema della progettazione: “Tante amministrazioni devono essere aiutate nella fase di presentazione della domanda: la maggior parte dei comuni fatica a progettare. E’ un problema di contenuti ma anche di natura burocratica-tecnica”, riprende il senatore. “Vale anche per l’assistenza nelle procedure di gara e nella fase successiva della rendicontazione”.

Restano inoltre le criticità di sempre: “La consistenza dei fondi a disposizione e il loro utilizzo ancora incompleto ci dice che occorre aprire con decisione anche ai territori non direttamente confinanti. Del resto, il rischio, sempre più evidente, è creare ulteriori disparità di trattamento come se già non bastassero quelle tra Regioni a statuto ordinario e Regioni a statuto speciale”.

Da qui la necessità di riprendere in mano i meccanismi del Fondo: “Lo strumento, introdotto dal centrodestra nel 2009, resta validissimo ma le regole del gioco – dopo 7 anni – vanno cambiate. Abbiamo avuto tutto il tempo di vedere i limiti dello strumento. Dagli errori dobbiamo imparare. Per questo serve un check-up dell’esperienza all’insegna della massima operatività e dell’inclusione dei territori”, conclude Piccoli.