Giovanni Piccoli

IL SENATO FARA’ LA FINE DI BELLUNO

“Il Senato farà la fine dell’ente provincia di Belluno: i costi fissi di gestione della “macchina” resteranno quasi immutati, la democraticità andrà a farsi benedire, i poteri dimezzati. Il paragone può sembrare azzardato ma rende l’idea”.

A esserne certo è il senatore bellunese di Forza Italia Giovanni Piccoli all’indomani dell’adozione, in terza lettura, da parte di palazzo Madama della riforma Boschi.

“Come tutti i miei colleghi di Forza Italia sono uscito dall’aula perché è in atto un disegno neo-centralista che mi auguro il referendum previsto per la prossima primavera possa rispedire al mittente”.

“Il Senato diventa una Camera “bassa” delle autonomie locali, una sorta di organismo di raccordo tra Stato e Regioni, dove però non si dialogherà alla pari e dove si subiranno i diktat del Governo. Probabilmente Renzi aveva in mente la duma russa dei tempi migliori”.

“In tutto questo le Regioni ordinarie ne escono ridimensionate, annullate le province con buona pace della “montanità” che la legge Delrio aveva concordato a Belluno. Insomma, ci restano solo tante parole vuote”, rimarca Piccoli.

“Quando dico che il Senato farà la fine di Belluno, dico che si sta riproponendo su scala nazionale quanto già stiamo vivendo: si tengono dei rappresentanti istituzionali che già sarebbero in altre faccende affacendati, allo stesso tempo si tolgono funzioni e competenze specifiche, e questo mantenendo la struttura nella sua interezza. Si calcola che i costi del Senato, così dimezzato e umiliato, rimarranno interamente tra l’80 e il 90 per cento”.

“Non c’è che dire, un bell’esercizio di democrazia. Mi auguro solo che i veneti, bellunesi in testa, si mobilitino in vista del referendum consultivo. In ballo non c’è la riforma del Senato – che è appunto solo la punta dell’iceberg – ma l’insieme di tutti i rapporti tra Stato e autonomie locali”, conclude Piccoli.