Giovanni Piccoli

INTERVENTO AL SENATO – TUTELA PRODOTTI MADE IN ITALY ED ENERGIA

Signora Presidente, rappresentante del Governo, il provvedimento all’esame dell’Assemblea affronta una grande quantità  di questioni eterogenee e portatrici di effetti caratterizzati da diversa gradazione del proprio impatto sull’economia e sulla vita sociale.

Se e`vero che il male si nasconde nei dettagli, e` bene allora notare come il provvedimento in esame contenga in alcuni passaggi punti di grande criticita` per gli interessi dell’Italia. Mi soffermo brevemente su alcuni di questi.

E` il caso – ad esempio – della norma riguardante l’olio d’oliva, in particolare l’extravergine, che e` uno dei nostri fiori all’occhiello. Nei fatti, la Commissione europea afferma il principio secondo il quale non vi e` alcuna correlazione diretta tra la qualita` dell’olio e la durata della sua conservazione e noi, pedissequamente – vorrei dire supinamente – la seguiamo. Questo presupposto incide fortemente su cio` che rappresenta, invece, il nostro invidiato made in Italy, che basa la commercializzazione dei propri prodotti – quindi anche dell’olio di oliva – soprattutto sulla qualita` del prodotto e sulla durata della sua conservazione.

Al contrario di quanto sostenuto dalla Commissione europea, vi e` una correlazione diretta e immediata tra la qualita` e i tempi di conservazione. Infatti, per avere un olio di qualita` e` necessario rispettare i tempi di conservazione e occorre che questi non siano troppo lunghi.

Andando oltre il tecnicismo, bisogna inoltre ricordare quanto tale settore sia rilevante per il nostro commercio con l’estero. L’Italia e` uno dei maggiori produttori di olio extravergine, riconosciuto nel mondo per le sue particolari caratteristiche organolettiche.

Non dimentichiamoci che, proprio pochi mesi fa, la Commissione europea ha autorizzato l’accesso al mercato dell’Unione europea, senza dazi, dell’olio tunisino: 35.000 tonnellate l’anno, in aggiunta alle 56.000 gia` previste. Si tratta di una politica europea non dico miope, ma certamente scoordinata, che penalizza i Paesi europei del Mediterraneo e, in particolare, l’Italia.

Dello stesso tenore sono le norme che riguardano il miele, che ci vedono ancora una volta subire inutili imposizioni. Nel dettaglio, si prevede l’introduzione di regole concernenti l’etichettatura del miele attraverso la dicitura: produzione della CE. Come appare evidente, del made in Italy non vi e` cenno e, anzi, diviene del tutto ininfluente dato che i consumatori finali non conosceranno i Paesi di origine della sua produzione. In altre parole, si va verso un’omologazione dei prodotti e dei gusti, mentre la forza della nostra produzione e` l’originalita` qualitativa, frutto anche della biodiversita` che caratterizza il nostro Paese.

In merito al caso delle norme dell’articolo 3, oggetto di stralcio, che vietano la riproduzione sulle confezioni delle informazioni che potrebbero indurre in errore i consumatori sui Paesi di origine dei prodotti alimentari (anche in questo caso a svantaggio della produzione italiana), il Governo, a seguito di forte pressione dell’Assemblea, ha assunto l’impegno di rendere effettiva la tutela dei prodotti italiani, a prescindere dalle imposizioni europee. E questo ci trova particolarmente d’accordo.

Ulteriori punti critici riguardano gli aiuti di Stato. Con l’attuale provvedimento si prevedono una procedura unica e centralizzata di notifiche delle misure attuate dalle amministrazioni centrali e territoriali nel sostenere le imprese e una cabina di regia per la gestione dei fondi strutturali. Cio` che ci viene chiesto dall’Europa, unitamente a cio` che il Governo stesso si accinge ad attuare, creera` confusione e ulteriori danni ai produttori italiani attraverso la moltiplicazione di adempimenti a carico del soggetto interessato.

Ulteriore esempio in questo senso e` rappresentato dall’aumento dell’aliquota IVA sui preparati per risotti, che passera` dal 4 al 10 per cento. Inoltre, e` prevista una maggiore tassazione sui redditi dei consorzi agrari, che sale dal 40 al 50 per cento. Non dimentichiamo poi quanto i consorzi agrari stanno attualmente pagando in termini di penalizzazione, che avra` ripercussioni sul prezzo di vendita dei prodotti e dei servizi offerti agli agricoltori, gia` piuttosto martoriati, distribuiti nei tanti consorzi agrari presenti in Italia.

Il nostro Paese subisce gia` una pressione fiscale insopportabile e abbiamo visto che la riduzione fiscale ha interessato solo le imprese medio – grandi e non le piccole, che saranno gravate da questi nuovi fardelli, che pesano al pari di nuove tasse. Il Governo dovrebbe, al contrario, impegnarsi a non accettare ulteriori aumenti di imposizione fiscale o di regole perche ́ anche le regole inutili, che alimentano la gia` smisurata azione della nostra burocrazia, costituiscono un costo ulteriore per le aziende italiane riducendone la capacita` competitiva.

Faccio un’osservazione rispetto all’articolo 28, relativo a disposizioni in materia di energia: bene la previsione dell’adeguamento in merito alle nuove linee elettriche d’interconnessione, dato che le infrastrutture energetiche sono una fondamentale esigenza del sistema energetico italiano, oltre che collocate nell’ambito dello sviluppo dell’Unione europea dell’energia; bene la certificazione che qualifica i nuovi gestori dei sistemi di trasmissione. Si ritiene, pero`, necessario rafforzare l’obbligo dei nuovi gestori di nuovi reti di confrontarsi con l’attuale gestore del sistema di trasmissione nazionale, superando le indicazioni generiche e adeguatamente operative contenute nell’attuale formulazione dell’articolo 28, nell’intento di garan- tire agli operatori la certezza del quadro di riferimento.

A proposito dell’argomento «regolamentazione del mercato dell’energia», e` stata persa – a nostro avviso – l’occasione per inserire esplicitamente regole utili a superare condizioni di posizione dominante nel settore della vendita di energia elettrica al fine di tutelare i consumatori nella logica del mercato funzionante e libero, in merito al qual e` giunto il mo- mento di fare chiarezza.

Concludendo, dobbiamo portare in sede europea quell’autorevolezza che sta venendo progressivamente meno e difendere i nostri prodotti che rappresentano la cultura, la biodiversita` e la capacita` tecnologica italiana. Dobbiamo, purtroppo, prendere atto che, ogni giorno, l’Italia riduce la propria sovranita` e non vede garantita la puntuale applicazione del principio di sussidiarieta`, a danno di cittadini e imprese che si vedono letteralmente alluvionati da norme di recepimento incomprensibili, inapplicabili e molto spesso davvero futili, in applicazione di disposizioni assolutamente inadeguate a garantire le singolarita` e le eccellenze italiane, con impatto dannosissimo sulle realta` della societa` italiana. Non sara` certo con ulteriori controlli e proibizioni di derivazione europea che sara` possibile rilanciare la nostra sofferente economia.

Per le ragioni sinteticamente richiamate e le molte altre che i colleghi hanno evidenziato in sede di discussione generale e nella trattazione degli emendamenti, annuncio il voto contrario del Gruppo di Forza Italia.