Giovanni Piccoli

LEGGE PICCOLI COMUNI

“Bene la legge sui piccoli comuni, ma così non basta. Le risorse sono troppo poche e la vera piaga, ovvero lo spopolamento, non è minimamente affrontata”.

A ribadirlo, nel corso del suo intervento in aula nell’ambito della discussione del ddl sui piccoli comuni, è stato il senatore bellunese Giovanni Piccoli. Ora la proposta è legge.

Annunciando il proprio voto favorevole, Piccoli ha ricordato innanzitutto il ruolo che le piccole municipalità hanno per la comunità italiana, per poi sottolineare come le risorse stanziate siano eccessivamente esigue: “Si stanziano complessivamente 100 milioni di euro in sette anni: 10 milioni di euro per l’anno 2018 e 15 milioni di euro per ciascuno dei sei anni successivi. Sono pochi, se si pensa che l’insieme dei beneficiari potenziali è costituito dai circa 5.600 piccoli Comuni, che rappresentano – è bene sottolinearlo – ben il 54 per cento del territorio nazionale, il 16 per cento della popolazione e il 70 per cento dei Comuni italiani. Se dividiamo la cifra di 100 milioni di euro per i 5.600 piccoli Comuni italiani, avremo una cifra di circa 17.850 euro, in media, per ciascun Comune, in sette anni, ovvero meno di 3.000 euro all’anno, in media, per ciascun Comune e qualche euro, sempre in media, per ciascun abitante”, illustra Piccoli.

In aula Piccoli ha passato in rassegna i limiti del provvedimenti. Su tutti, l’assenza di misure concrete contro lo spopolamento.

“Lo spopolamento è un’autentica piaga che affligge la gran parte dei piccoli Comuni, perlopiù di natura montana, con percentuali di riduzione della popolazione, negli ultimi anni, anche superiori al 30 per cento, e contestuale migrazione – lo sappiamo – dei giovani verso altre terre”.

Inevitabile il riferimento alla provincia di Belluno, dove i piccoli comuni sono la stragrande maggioranza del totale.

“La vera scommessa”, ha aggiunto Piccoli, “dovrà essere quella di prevedere norme che sostengano un controesodo verso i piccoli Comuni. È necessario attivare disposizioni che prevedano incentivi di tipo fiscale con agevolazioni sulle addizionali Irpef comunali e sulle imposte sulla casa, per favorire il ritorno di residenza verso i territori di cui stiamo parlando. Da qui anche la necessità di affrontare nel provvedimento il tema delle differenze esistenti tra piccoli Comuni di pianura e piccoli Comuni di montagna, attraverso un’intelligente politica amministrativa, economica e finanziaria”, la conclusione.

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