Giovanni Piccoli

NESSUN RICONOSCIMENTO PER LA MONTAGNA ORDINARIA

“Non ci sarà nessun riconoscimento costituzionale per la montagna. I sostenitori del sì stanno giocando con le parole e il Bellunese rischia grosso”.

A ribadirlo è il senatore Giovanni Piccoli che in queste settimane sta incontrando amministratori e cittadini del Bellunese e del Veneto per illustrare le ragioni del no alla riforma costituzionale che sarà sottoposta a referendum il prossimo dicembre.

Per analizzare le ricadute bellunesi del testo voluto da Renzi, Piccoli si sta avvalendo del contributo di costituzionalisti e avvocati, come nel caso del professore Daniele Trabucco dell’Università degli studi di Padova e Unimed di Milano.

Un focus specifico è dedicato a quelle che la riforma costituzionale individua come “aree montane”, denominazione attorno alla quale i comitati del sì stanno costruendo a Belluno la loro campagna elettorale.

“Ci troviamo di fronte a una bufala incredibile”, affermano Piccoli e Trabucco, che fa anche parte del Comitato del No di Belluno. “Semplicemente il nuovo testo introduce una forma di potestà legislativa ripartita tra Stato e Regioni ordinarie, prevedendo che per gli enti di area vasta, tenuto anche conto delle aree montane, lo Stato disciplinerà gli aspetti generali del loro ordinamento, mentre le Regioni quelle di dettaglio”.

Tenendo conto che le province – così come riviste dalla riforma Delrio del 2014 – non entrerebbero nella “nuova” Costituzione, il risultato è chiaro: Belluno potrebbe confluire in una qualsiasi area vasta, le cui competenze sarebbero affare di Stato e Regione con buona pace delle autonomie locali e di tutti i principi elementari di autogoverno. Va da sé che la riforma così come non prevede le Province, nulla dice nemmeno delle Unioni montane o di altre forma di governo delle aree montane. “Insomma, non c’è nessuna reale indicazione di salvaguardia per i territori montani ordinari: ancora una volta Belluno, Sondrio, Verbania risultano non pervenute, mentre alle Regioni speciali si riserva, a loro sì, grandissima dignità costituzionale”.

Quanto al concetto di area vasta appare davvero ambiguo, sostengono dal Comitato del no: “Secondo la legge Delrio per area vasta si intendono Province e città metropolitane, ma a dirlo non dovrebbe essere una norma ordinaria ma la Costituzione.  Questo ribaltamento rischia di produrre dei corti circuito in futuro, bastando una mera modifica legislativa”.

Da qui il no argomentato alla riforma: “Il Bellunese non può permettersi questo salto nel vuoto: per i territori montani servono competenze e risorse specifiche. Di questo principio generale di buon senso non c’è alcuna traccia in Costituzione”, prosegue Piccoli.

La macchina organizzativa per il no continuerà il suo tour per l’intero bellunese: “Ci saranno ancora una dozzina di incontri durante novembre: i cittadini della montagna devono essere informati del rischio al quale vanno incontro”, conclude il senatore.