Giovanni Piccoli

SCUOLE PARITARIE VENETO: FATTA LA LEGGE, TROVATO L’INGANNO

“La “Buona scuola” non è per tutti, soprattutto per le scuole paritarie, che sono state escluse, in maniera del tutto discriminatoria, dal beneficio del credito d’imposta per le erogazioni liberali. Si tratta di un danno enorme per le scuole del Veneto, regione che da sempre vede un forte radicamento degli Istituti paritari, dall’infanzia alla formazione superiore”.

A denunciarlo, in una interrogazione rivolta al MIUR, è il senatore Giovanni Piccoli.

Nell’atto parlamentare si ripercorre la storia di tale “discriminazione”, partendo dalla legge sulla “Buona scuola” del luglio 2015, che introduce il meccanismo del credito d’imposta per le erogazioni liberali in denaro destinate agli investimenti in favore di tutti gli istituti del sistema nazionale di istruzione, per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti e per il sostegno a interventi che migliorino l’occupabilità degli studenti, pari al 65 per cento delle erogazioni effettuate in ciascuno dei due periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2015 e pari al 50 per cento di quelle effettuate nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017.

Le modalità attuative per effettuare i trasferimenti di denaro e portare in detrazione la donazione sono state definite di recente con il decreto ministeriale 8 aprile 2016. “Peccato che all’interno del provvedimento siano stati presi in considerazione, esclusivamente, gli istituti scolastici pubblici a discapito di quelli paritari e privati”, la denuncia di Piccoli.

Il senatore cita in particolare l’articolo 5 del decreto dove si afferma che con successivo decreto del Ministero sarà definito “lo schema di convenzione che ciascuna istituzione scolastica beneficiaria di erogazioni liberali per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti deve stipulare con il relativo ente locale proprietario dell’immobile oggetto dell’intervento”.

“Questo significa”, illustra Piccoli, “che le istituzioni scolastiche i cui immobili non sono di proprietà degli Enti Locali, quali ad esempio gli istituti privati, religiosi e non, in realtà non sono ricomprese tra quelle che possono beneficiare di convenzioni o di altri meccanismi con cui utilizzare i predetti finanziamenti”.

Da qui la richiesta di spiegazioni al Ministero. “Spero ci si renda conto della discriminazione sottesa a questo meccanismo, che tra l’altro, è super-burocratico, prevedendo – anziché una donazione diretta, un passaggio al Ministero che trattiene il 10 per cento. E’ l’ennesimo inganno della Buona scuola”, conclude Piccoli.