Giovanni Piccoli

SICUREZZA: INTERVENTO AL SENATO

INTERVENTO AL SENATO 12/04/17

Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, con questo decreto-legge si ripete quanto accaduto con altri provvedimenti: titoli condivisibili ma contenuti di riforma vuoti, contraddittori, superficiali, che dimostrano un visione miope in tema di sicurezza pubblica.

L’Italia ha un grande e urgente bisogno di sicurezza; le Forze dell’ordine sono sott’organico e mal equipaggiate, e nel provvedimento non vi è traccia di un solo euro destinato ad aumentare i fondi per le forze di polizia.

Il rapporto tra sicurezza e territorio sta cambiando. Per questo motivo mi sarei aspettato strumenti incisivi per potenziare il controllo e la prevenzione sul territorio, per migliorare e rafforzare le dotazioni in ausilio alle Forze dell’ordine. Evidenzio qualche punto.

All’articolo 9 si dispone la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 300 euro per chi pone in essere condotte che limitano la libera accessibilità e fruizione delle infrastrutture ferroviarie e di trasporto pubblico locale a carico di soggetti che – parliamoci chiaro – difficilmente pagheranno, scaricando la competenza dei provvedimenti sul sindaco-sceriffo, privo, però, di strumenti adeguati.

Vorrei concentrare l’attenzione sulle tratte più periferiche e sulle stazioni di montagna le quali, nel corso del tempo, hanno visto la perdita di personale fisso, soppiantato da macchinette obliteratrici. Questo ha comportato un degrado evidente che rende difficoltoso il libero e sicuro utilizzo dei mezzi di trasporto. La soluzione da voi proposta è una sorta di mini-DASPO di 48 ore per coloro che compromettono il decoro e la fruizione di questi luoghi, misura di prevenzione che trovo inadeguata, assolutamente inefficace e difficilmente applicabile in concreto. Come possiamo pretendere di valorizzare il trasporto ferroviario a fini turistici se poi non garantiamo condizioni di viaggio con un minimo servizio di sicurezza?

La soluzione va ricercata in via urgente dal Governo anche attraverso un più incisivo raccordo con le Regioni. Invece di intraprendere provvedimenti fumosi, si cominci con il potenziare la Polfer, anziché tagliarla e minacciarla con continui piani di smantellamento e di ridimensionamento.

Voglio richiamare, inoltre, il vero e proprio pasticcio rappresentato dall’articolo 11 che contiene disposizioni in materia di occupazione arbitraria di immobili, con il quale, di fatto, si rende più difficoltoso il lavoro di sgombero degli immobili occupati abusivamente per prefetti e Forze dell’ordine che vengono gravati dall’osservanza di complesse procedure burocratiche, tutto a danno della capacità e della concretezza operativa.

Una ulteriore grave mancanza è la seguente: non viene affrontato un fortissimo rischio sicurezza proveniente da soggetti privati che occupano edifici per destinarli ad essere utilizzati come moschee attraverso la maschera di associazioni culturali, fenomeno sempre più diffuso e che va regolamentato all’insegna sia della libertà religiosa di ciascuno che della sicurezza urbana. Ritengo che sarebbe stato opportuno prevedere una norma che codificasse quanto già da alcuni anni la giurisprudenza amministrativa sostiene, ossia che la sede di un’associazione con finalità sociali non possa essere oggetto di un uso promiscuo tra attività sociale e di culto. È vero, alla luce della sentenza n. 63 del 2016 della Corte costituzionale che la costruzione di edifici di culto costituisce un aspetto del diritto alla libertà religiosa tutelata dall’articolo 19 della Costituzione da assicurarsi anche a quelle confessioni che non hanno stipulato un’intesa con lo Stato italiano, tuttavia è necessario tener conto, come fa una parte della dottrina costituzionalistica, del distinguo tra libertà di culto e modalità di esercizio dello stesso. Sono convinto che fosse necessario prevedere nel decreto una norma che disponesse il monitoraggio costante dell’attività delle finte associazioni in esame, verificando qualità, natura ed affidabilità dei detti soggetti privati. Questo problema si pone in tanti comuni dove gli stessi sindaci non dispongono sostanzialmente di strumenti per agire in questa direzione. Anche per quanto stabilito dalla Corte costituzionale, che ha recentemente dichiarato illegittimo il comma 3 dell’articolo 31-ter della legge regionale veneta n. 11 del 2004 che prevedeva l’obbligo dell’uso della lingua italiana nelle moschee venete, è necessario ed urgente stipulare specifiche intese per la regolamentazione dei luoghi di culto.

In conclusione, signor Presidente, sono convinto che questo provvedimento contenga numerose occasioni perse. Il decreto non fornisce risposte alle reali esigenze del Paese, non fornisce strumenti alle Forze dell’ordine, non dà reali strumenti operativi ai sindaci in materia di sicurezza locale con concreti stanziamenti economici – si veda, infatti, la clausola di invarianza finanziaria -, perde l’occasione per affrontare quel grande tema di sicurezza che è rappresentato dalla legittima difesa.

La sicurezza degli italiani non è propaganda. La sicurezza è un investimento, un diritto dei cittadini e un dovere dello Stato che va esercitato con atti concreti che diano, tra l’altro, il senso della gratitudine che si deve a chi mette a rischio la propria incolumità per difendere la nostra. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII. Congratulazioni).