Giovanni Piccoli

VOUCHER: INTERVENTO AL SENATO

Intervento al Senato 19/04/17

Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, i voucher sono stati introdotti in Italia nel 2003, durante il secondo Governo Berlusconi, tramite la legge Biagi-Maroni, attuata con il decreto legislativo n. 276 del 2003. Lo scopo di questa legge era quello di agevolare i cittadini non ancora entrati nel mercato del lavoro impiegati in attività sommerse. Grazie alla loro flessibilità e al loro facile utilizzo, sono divenuti uno strumento molto utile per le aziende per fronteggiare periodi con picchi di lavoro intensi, a garanzia della flessibilità.

In un rapporto dell’INPS, aggiornato al primo semestre 2016, è stato analizzato il lavoro accessorio: si stima che complessivamente, da agosto 2008 (inizio della sperimentazione sull’utilizzo dei voucher per vendemmie di breve durata) al 30 giugno 2016, sono stati venduti 347 milioni di voucher di importo nominale pari a dieci euro. Numeri da capogiro, a testimonianza dell’efficacia dello strumento.

Dalla sperimentazione per le vendemmie del 2008, il sistema dei buoni lavoro è andato progressivamente ampliandosi sotto diversi profili. La riforma Fornero – come ha ricordato nella sua relazione la relatrice – con il decreto-legge n. 83 del 2012 porta a un allargamento del raggio d’azione dei buoni lavoro, estendendoli di fatto a tutti i settori produttivi. Dopodiché, nel 2013, il Governo Letta, con la conversione in legge del decreto-legge n. 76, cambia la definizione legislativa del lavoro accessorio eliminando l’accezione di natura meramente occasionale.

Nel giugno 2015, poi, il Governo Renzi, con il jobs act (più precisamente con il decreto legislativo n. 81 del 2015), conferma il venir meno della caratteristica dell’occasionalità e la sua estensione per qualsiasi tipo di attività (escluso l’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi), alzando da 5000 a 7000 euro il compenso annuo massimo in voucher per lavoratore.

Onorevoli colleghi, se in parte è vero e condivisibile che i voucher sono stati usati in maniera impropria, a scapito di forme di lavoro più strutturate, è anche vero – e va sottolineato – che l’aumento della vendita degli strumenti stessi è andato di pari passo con la progressiva estensione legislativa degli ambiti di utilizzo del lavoro accessorio. I dati riportati dallo studio prima menzionato, infatti, registrano un tasso di crescita del 66 per cento nel 2015 e del 40 per cento tra i primi sei mesi del 2015 e i primi sei mesi del 2016. È chiaro, quindi, che la minore o maggiore efficacia di questo strumento deriva dal quadro normativo che disciplina il suo utilizzo, ossia dalla capacità della legge di definire correttamente e in modo chiaro il perimetro di applicazione.

Ora, invece, in tutta fretta, ci proponete di convertire in legge un decreto-legge atto a eliminare tout court il voucher senza avere pronto uno strumento sostitutivo. In sintesi, invece di risolvere il problema, ricalibrarne l’uso, modificarlo, rimodularlo, lo cancelliamo del tutto, privando i lavoratori e le imprese di un mezzo flessibile e trasparente, a dimostrazione che siete lontani anni luce dal mondo del lavoro e totalmente incapaci di una lettura adeguata della realtà economica e sociale del Paese.

Va ricordato che i voucher sono stati uno strumento efficace per quelle tante aziende che devono assumere personale aggiuntivo in momenti di attività particolarmente intensa; sono stati un’integrazione al reddito per molti cittadini nonché uno strumento che regolarizza nicchie di lavoro esposte al rischio del sommerso.

lo penso che, invece di guardare all’abolizione, bastava tornare all’idea originaria per la quale i buoni lavoro erano stati pensati e disciplinati, prevedendo semmai una loro rimodulazione nell’ammontare, nella durata e rispetto ai soggetti destinatari. Così facendo, invece, state imponendo alle imprese di compiere tutti i pesanti adempimenti burocratici anche per le prestazioni occasionali di breve durata, disincentivando le assunzioni e favorendo il sommerso.

Vorrei porre l’accento sui piccoli operatori turistici, che vedevano nel voucher un mezzo utile per fronteggiare i periodi di alta stagione particolarmente intensi di lavoro. L’abolizione irresponsabile del voucher, con la stagione estiva sempre più vicina, crea attualmente incertezza a un intero settore senza che venga fornita un’alternativa: come faranno tutti quegli operatori del turismo come i piccoli albergatori, i proprietari di bed & breakfast, i piccoli ristoratori, a far fronte al periodo di alta stagione?

Auspico che il Governo abbia le idee chiare e pronte e non si faccia trovare impreparato, magari nascondendosi dietro al fatto che i voucher acquistati fino a marzo sono validi fino al 31 dicembre; è chiaro che a marzo è ancora troppo presto per fare previsioni sulle presenze turistiche estive.

Tutto questo viene aggravato dalla constatazione che questa strada viene percorsa al solo scopo di superare il referendum della CGIL, il quale rischiava di trasformarsi nell’ennesima sconfitta politica per il PD e per il suo vecchio e nuovo segretario.

Così facendo, non vi rendete conto che create l’ennesimo danno al Paese. L’abolizione dei voucher non solo non risolverà le criticità che si sono registrate nel loro utilizzo, ma genererà conseguenze negative su lavoratori e imprese. L’ennesima visone miope della realtà, l’ennesima occasione persa in tema di politiche per l’occupazione, l’ennesima brutta figura di questo Governo in tema di riforme. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).